La storia, purtroppo, si ripete con una puntualità disarmante. A Gioia Tauro il calcio di vertice sembra destinato a scontrarsi sistematicamente contro due ostacoli apparentemente insormontabili: l’atavica carenza di infrastrutture adeguate e la cronica frammentazione del tessuto imprenditoriale locale.
Il nodo infrastrutturale: l’inutilizzabilità del Polivalente
Al centro della drastica decisione assunta dall’attuale proprietà c’è la gestione del campo sportivo. L’incontro istituzionale tenutosi in aula consiliare non ha prodotto gli effetti sperati. Senza la certezza di poter usufruire e gestire una struttura sportiva come il “Polivalente” – fondamentale per la programmazione tecnica, il settore giovanile e la sostenibilità economica tramite botteghino e sponsorizzazioni – fare calcio a certi livelli diventa impossibile. Le promesse di una rapida risoluzione si sono tradotte in un silenzio amministrativo che ha spinto i presidenti Polimeni e Romeo a gettare la spugna per garantire la massima trasparenza ai tifosi.
Il precedente: la gestione Martino
Questo scenario ricalca fedelmente quanto accaduto durante la precedente gestione guidata dall’imprenditore reggino Filippo Martino. Anche in quel caso, dopo una complessa spirale di difficoltà gestionali, vertenze economiche e problematiche legate all’utilizzo degli impianti cittadini, si era dovuti ricorrere all’intermediazione del sindaco per evitare il fallimento della storica matricola, portando alla successiva e faticosa transizione burocratica verso l’attuale assetto societario.
Perché gli imprenditori locali non investono nel calcio?
Il reiterarsi di queste crisi fa emergere una domanda spontanea: perché una città con un’economia potenzialmente trainante, legata all’area portuale e a un retroterra commerciale sviluppato, non esprime una cordata di imprenditori locali capace di blindare la Gioiese? Le ragioni principali sono tre:
- Mancanza di una visione di sistema: Il tessuto economico della Piana è composto da realtà importanti ma spesso isolate. Manca un consorzio di imprese capace di redistribuire i costi di gestione di una squadra di calcio, trasformando la sponsorizzazione in un reale veicolo di marketing territoriale.
- Ritorno d’investimento nullo senza impianti: Un imprenditore ragiona sui bilanci. Senza la concessione a lungo termine di uno stadio efficiente – comprensivo di servizi, hospitality e strutture d’allenamento – la squadra di calcio rimane una pura voce di perdita finanziaria a fondo perduto, priva di patrimonializzazione.
- Scetticismo e frammentazione: Le continue vicissitudini societarie del passato hanno alimentato un clima di diffidenza generalizzato. Gli operatori economici locali preferiscono evitare l’esposizione finanziaria in un contesto in cui i rapporti tra politica, burocrazia e sport risultano instabili.
Il titolo sportivo della Gioiese torna così nella casa comunale. Spetterà ora all’Amministrazione tentare l’ennesima mediazione d’urgenza, consapevole che senza una radicale svolta sulla gestione degli stadi e sulle garanzie strutturali, nessun progetto calcistico potrà mai mettere radici durature a Gioia Tauro.








