Le dichiarazioni di fine stagione del tecnico Torrisi hanno sollevato un polverone inevitabile, ma lasciano dietro di sé un forte retrogusto di incoerenza. Accusare la società di non essere intervenuta sul mercato di riparazione è una mossa fuori luogo, soprattutto per le tempistiche.
Un tempismo sbagliato
Sbattere i pugni sul tavolo a campionato ormai concluso serve a ben poco. Se la rosa veniva ritenuta inadeguata o non supportata dai vertici societari, il momento per agire era un altro. Lanciare strali adesso, a giochi fatti, somiglia molto a un tentativo di scaricare le colpe di una stagione al di sotto delle aspettative.
La via della coerenza
Sarebbe stato decisamente più logico e dignitoso rassegnare le dimissioni a febbraio. Se un allenatore sente che il proprio progetto tecnico viene privato degli elementi necessari per competere, ha il dovere di fare un passo indietro subito. Rimanere in sella per mesi, accettando i compromessi del campo, toglie forza a qualsiasi rivendicazione tardiva.
Un danno per l’ambiente
Rovesciare tutto questo veleno adesso non fa bene a nessuno. Il silenzio complice di allora si è trasformato nello sfogo distruttivo di oggi: una strategia che rischia di danneggiare l’immagine dello stesso tecnico, più che quella del club.








