le verità di Torrisi: «Qualcuno non voleva la Serie C». L’ombra del mercato sul patron Ballarino
Le clamorose dichiarazioni rilasciate dall’ormai ex allenatore della Reggina, Alfio Torrisi, hanno scoperchiato il vaso di Pandora in casa amaranto. Con una frase destinata a far discutere a lungo la piazza e gli addetti ai lavori, il tecnico ha lanciato una pesante stoccata all’ambiente e, implicitamente, ai vertici societari: «Non tutti volevano andare in Serie C. A dicembre avevo fatto delle richieste precise, ma non sono stato accontentato».
Un j’accuse frontale che sposta definitivamente l’attenzione dalle responsabilità di campo a quelle gestionali. Le parole di Torrisi sembrano essere un siluro diretto verso la proprietà, guidata dal patron Antonino Ballarino, accusato dai tifosi di non aver dato la spinta decisiva al club nel momento chiave della stagione.
Il fulcro del malcontento della tifoseria – che sembra sposarsi perfettamente con lo sfogo del tecnico – risiede nella sessione di mercato invernale. Per vincere un campionato di Serie D serve un attacco di categoria superiore e la Reggina, fino a novembre, poteva contare su un lusso come Adriano Montalto.
La cessione del bomber, avvenuta a stagione in corso, ha aperto una ferita tecnica e numerica che la società non ha saputo (o voluto) rimarginare.
- Torrisi aveva chiesto esplicitamente un sostituto all’altezza per mantenere intatto il potenziale offensivo e puntare alla promozione diretta.
- : La dirigenza non ha concretizzato colpi di spessore in avanti, lasciando la squadra spuntata nei momenti cruciali del torneo.
I sostenitori amaranto leggono in questa strategia al risparmio la conferma dei sospetti sollevati da Torrisi: la volontà di non affrontare i costi e gli oneri legati a un immediato salto nel professionismo.
L’amaro sfogo di Torrisi (ora accostato con insistenza al Messina) suona come una difesa della propria professionalità e del lavoro del gruppo squadra, scaricando le colpe del mancato traguardo su chi doveva investire e ha preferito tirare il freno a mano. «Bastava poco, qualcuno nel momento in cui doveva dare una mano non l’ha data», ha rincarato il tecnico.
Ora la palla passa al patron Ballarino e al management della Reggina. Il silenzio non basterà a placare una piazza delusa e ferita, che pretende di sapere perché si sia deciso di rinunciare a vincere, preferendo restare nel limbo dei dilettanti anziché riprendersi il professionismo che la storia di Reggio Calabria merita








